Barbara Schiavulli

Ci sono persone nate per curare gli altri. Altre per vestirle, per sfamarle, per proteggerle. Io ho sempre saputo che il mio ruolo sarebbe stato quello di raccontarle. E da 17 anni, attraversando i conflitti più cruenti che hanno colpito questo pianeta, ho avuto la fortuna e la testardaggine di farlo. Armata di taccuino e della mia valigia rosa. Questo è un’inviata di guerra. Questo sono io. Ho raccontato Israele e Palestina tanto da abitarci quattro anni e non riuscendo mai smettere di tornare ogni volta che accadeva qualcosa. Ho raccontato il Pakistan, l’Africa, lo Yemen, la Siria, il Medio Oriente. Poi sono incappata in due paesi che non sono più stata in grado di lasciare. L’Afghanistan e l’Iraq.     L’Afghanistan si fa amare in modo travolgente, con il suo orgoglio, la sua ospitalità infinta, la bellezza che trascende quei volti duri, addolciti dallo sguardo dolce delle donne e dei bambini che subiscono tutto, ma non si spezzano mai. L’Iraq invece è una sfida, è il paese condannato da guerre sbagliate, interessi sconsiderati, è il posto dove il pericolo ti paralizza, ma solo se non riesci ad assorbire il coraggio delle persone che ti circondano. Sono onorata di aver conosciuto alcune persone di cui ho raccontato un pezzo di vita. Personaggi importanti, ma soprattutto quei nessuno che per il loro piccolo mondo, sono la differenza. Dai filatelici di Baghdad che si scambiavano i francobolli mentre fuori echeggiava il suono delle bombe, alla bambina afgana, ora donna, che si è finta un maschio per poter mantenere la famiglia durante il regime dei talebani. Dalla donna palestinese che ho aiutato a partorire a un posto di blocco israeliano perché non la lasciavano passare, al coraggioso giornalista pakistano che denunciava i crimini di Stato nel suo paese, senza sapere che di lì a poco sarebbe stato ucciso. La ragazza senza naso perché il marito credeva che la tradisse e ha preso un paio di forbici e glielo ha tagliato. Ho scoperto la scuola di musica classica di Kabul e la scuola di balletto a Baghdad. Ho visto bambini mutilati che non si lamentavano mai, e donne costrette a vendere il proprio corpo per sfamare i figli. E’ stato nei posti peggiori che sono stata travolta dalla dignità delle persone, dal coraggio e dalla forza. Ho respirato l’odore di 40 mila morti durante il terremoto di Bam in Iran. Ho visto un paese distrutto ad Haiti. Sentito le storie delle donne africane violentate dai trafficanti di esseri umani, buttate via quando erano incinte. Ho seguito le guerre e loro hanno seguito me, nel 2005, in Iraq ero l’unica giornalista italiana che continuava ad andarci quando le testate italiane hanno deciso di non mandare più nessuno. Ho vissuto a Baghdad travestendomi da sunnita o sciita a seconda delle esigenze, quando era importante non dare nell’occhio e troppo pericoloso per una giornalista straniera andare in giro. Sono stata in Pakistan molte volte, l’ultima subito dopo la morte di Bin Laden. Nelle zone dove la vita sembra avere meno valore perché si muore come niente fosse, ho scoperto che quello che mi interessa raccontare riguarda, soprattutto, le persone che i conflitti li subiscono. La sopravvivenza. La forza. Il riscatto. Questo sono le persone che cerco di raccontare. Non conosco altro modo di fare questo mestiere.Qualcuno dice che ho il morbo della partenza, qualcun altro che sono un’irrequieta, in realtà adoro il mio lavoro. E lotto ogni giorno con il giornalismo italiano troppo poco interessato a quello che accade nel mondo. Ho vinto tanti premi, lavorato per giornali importanti, ho scritto tre libri e fondato una radio con una collega, ma la soddisfazione più grande resta il privilegio che ho, ogni volta che entro nelle storie delle persone. La tacita autorizzazione a farmi affidare le loro parole e trasformarle nelle mie. Questo non ha prezzo. Cancella il pericolo, le difficoltà, gli incubi, i giornali che non pagano. Questi i miei libri pubblicati : Le farfalle non muoiono in cielo. Storia di una Kamikaze che non voleva morire, ed. La Meridiana e Guerra e Guerra. Una Testimonianza, edito da Garzanti, e infinte La Guerra Dentro (Le emozioni dei soldati). Il prossimo invece, sarà un thriller di guerra. Ultimo libro: La Guerra Dentro (le emozioni dei soldati)

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